Stop Looking at the Stars

..smise di contare le stelle quando si rese conto che erano troppe per stare tutte nelle sue tasche, quindi cercò di guadagnare abbastanza soldi da comprare un giubbotto con tasche più capienti.. si dannò per tutta la vita senza trovarle.
..smise di contare le stelle quando si rese conto che non le avrebbe mai raggiunte con le proprie mani, quindi si guardò in torno e vide che c’erano un sacco di cose che avrebbe potuto raggiungere, toccare, assaporare e sentire a fior di pelle.. e lo fece per tutto il resto della sua vita, voltandosi di tanto in tanto a controllare che le stelle fossero ancora tutte al loro posto.

Qualcuno potrebbe pensare che il secondo si sia accontentato, ma non é così.. aveva solo capito che le stelle stavano bene dove stavano, e la vita non l’avrebbe aspettato.

I due morirono lo stesso giorno, il primo consumato da rabbia e frustrazione, il secondo consumato dal pieno delle proprie sensazioni.

Le stelle sono ancora dov’erano.

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Se non é brandizzabile non vale niente (o quasi)

C’é sempre chi non riesce a capire lo spirito di alcune iniziative, e trova il modo di specularci in termini promozionali per iniziative, apprezzabilissime, ma che forse sarebbe stato meglio promuovere in separata sede.. qualche volta sarebbe meglio lasciare da parte il marketing.
é il popolo con la coscienza pulita perché non é in grado di capire la mancanza di rispetto perpetrata, é un popolo che orami il marketing lo vede fare ovunque su qualsiasi cosa e accetta inconsciamente che sia naturale parte intrinseca di ogni cosa, é un popolo triste che rappresenta la più grande vittoria berlusconiana degli ultimini anni. é la morte della cultura, la fine di un epoca in cui qualcosa aveva un valore a prescindere dalla propria popolarità.
Ora, un’appropriata popolarità rende meglio del valore intrinseco di qualsiasi oggetto, azione, iniziativa. Se non é brandizzabile, non vale (quasi) niente.

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Come faccio a farci ridere?

I rappresentanti del popolo italiano ci imbarazzano, ci violentano nell’intimità delle nostre vite, sul lavoro, sulla casa, sulla famiglia, sui rapporti tra amici, sulla piazza dove non hanno il coraggio di camminare senza scorta.

– “Ci pisciano in testa e ci dicono che piove” – (cit. Marco Travaglio)

Ti entrano sottopelle, perché anche se in fondo non morirai di fame, la verità é che il tuo futuro te lo hanno mangiato nel corso degli anni, un pezzo alla volta, senza che tu potessi accorgertene, salvo poi trovarti in mutande senza capire dove, esattamente hai sbagliato.. a credere ai desideri con cui ti hanno cresciuto? a credere che se ti comporterai bene, il bene, ti sarà restituito? a credere che studiare ti avrebbe garantito un posto nella società? a credere alle rassicurazioni che, di volta in volta, ti hanno fatto rimettere i pugni in tasca? semplicemente a credere che, tutto sommato, é sempre colpa di qualcun altro?

Continui a chiedertelo e allo stesso tempo ti rendi conto che l’unica cosa che ti resta é ridere, per non piangere, per non farsi assalire dallo sconforto, per non penasare che sia tutto nero.. e allora sopravviene un problema.. come faccio a ridere, e a farvi ridere? perché una risata vuota é una risata isterica che serve allo scopo..

come faccio a farvi ridere?

Intanto che ci penso, tu tirami il dito :-D.

 

 

 

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Siate Choosy

Siate choosy, perché se il mercato del lavoro é quello che é, oggi, é anche perché troppi di noi e prima di noi, non lo sono stati abbastanza, e si sono abbassati ad accettare condizioni lavorative progressivamente sempre più degradanti.

Per questo, gente, siate choosy, come non lo siete mai stati, a costo di rischiar la fame.

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T Rex in the Mall

He is very aggressive!

YouTube – T Rex L
 

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Scuole Pubbliche e Scuole Private

Oggi ho letto questa cosa che mi ha fatto riflettere, la propongo a chi
vorrà leggerla, trovo sia importante per capire come va il mondo,
almeno su alcune direttive, interessante soprattutto chi ha detto
questa cosa e quando, ma al posto vostro leggerei queste cose alla fine:

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci
sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però
formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in
sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in
alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una
larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per
trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le
scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa
resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è
stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta
un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole
pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e
comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le
scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure
cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di
previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a
queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di
Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di
dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro
figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A
"quelle" scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si
riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le
scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di
Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in
questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione,
questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa
cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le
scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro
bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il
controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare
che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per
insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole
private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private
denaro pubblico."

Piero Calamandrei (Membro della Consulta Nazionale e dell’Assemblea Costituente)

III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, Roma 11 febbraio 1950

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Alla ricerca di Godot

…erano anni che gli alberi non mi guardavano così, praticamente era
da quella sera ubriaca della festa dellEdo, fiumi di birre ed alcolici
vari ed ignoti, che giravano, tra le panchine di un parco di notte
d’estate, tra le mani di gente che più passava e meno ricordava, e meno
si preoccupava del presente, del modo e del momento o del mento…
erano anni da quella sera, ora gli alberi tornavano a parlare… mi
stupisco sempre delle differenze di personalità tra un albero e
l’altro, sono come le persone, ogniuno ha il suo carattere, solo che a
differenza delle persone per parlare hanno bisogno di un soffio di
vento tra le foglie e di qualcuno che li ascolti. Agli uomini basta la
bocca.
l’ultima volta che ho scritto come sto scrivendo adesso,
senza pensare troppo, senza rileggere e senza tornare indietro (nemmeno
per prendere la rincorsa;-) scrivevo di Roberto Plant, sembrano anni,
sono anni, era l’ultimo anno di angosce tardo adolescenziali,
nell’anticamera del lento sviluppo mentale al mondo adulto, erano i
primi, bellissimi, anni di  università, dove mancavano ancora almeno
due anni per pensare al futuro… erano gli anni delle prime amicizie
via internet che ti presentavano persone interesanti, che arrivavano,
qualcuno spariva… Scrivevo di Roberto Plant iniziando con un ‘C’era
una volta…’, poi vennero i manichini e poi il ciclo si interruppe,
era finita l’università un anno e mezzo perso a bussare su una bussula
rotta che non indicava più il nord, poi piano piano le cose hanno
ricominciato a girare, ho deciso di tuffarmi in un sogno, non ho mai
saputo fare cose diverse da quelle che mi piacevano, se non riuscirò a
farle non riuscirò a fare nulla probabilmente, non è un vezzo, è una
necessità… ora si riparte, si scrive si vive, si vive si vive.. ecc..
ecc..

si torna a scrivere sperando che sia un preludio a qualcosa.. credo di aver smesso di aspettare Godot, ora vado a cercarlo.

🙂

lo prenderò.

🙂

Buonanotte, Giack

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